La domanda per gravidanza a rischio può essere presentata per motivi di salute o se le mansioni svolte o l’ambiente di lavoro sono ritenuti pericolosi per la madre o il nascituro.
La richiesta va inviata seguendo le procedure definite dall’Ispettorato del Lavoro e valide su tutto il territorio nazionale (ante partum e post partum), sia per le lavoratrici che per i datori di lavoro e gli enti sanitari coinvolti.
In questo articolo vi spieghiamo nel dettaglio quando si può fare domanda, come e chi deve comunicare la gravidanza a rischio all’INPS.
DA QUANDO SI PUÒ RICHIEDERE LA MATERNITÀ A RISCHIO
La domanda di maternità anticipata per gravidanza a rischio può essere presentata non appena viene accertata la condizione di rischio da un medico competente.
Non esiste una finestra temporale fissa (come avviene per la maternità obbligatoria), poiché l’astensione è legata all’insorgere di complicanze che possono verificarsi in qualsiasi momento della gestazione.
La procedura deve essere avviata subito dopo il rilascio del certificato medico telematico da parte di un ginecologo SSN (o convenzionato). L’astensione dal lavoro, infatti:
- non può avere effetto retroattivo rispetto alla data di rilascio del certificato;
- inizia dalla data riportata nel provvedimento emanato dall’ASL. In genere, l’ASL ha 7 giorni di tempo per elaborare la richiesta. Se l’ente non risponde entro questo termine, la domanda si considera accettata per silenzio-assenso.
La domanda di astensione dal lavoro può essere presentata in due scenari distinti:
- per motivi di salute, ovvero in presenza di gravi complicanze della gestazione o preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza. In questo caso, l’accertamento è di competenza della ASL;
- per condizioni di lavoro a rischio, cioè quando le mansioni svolte o l’ambiente di lavoro sono ritenuti pericolosi per la madre o il nascituro e non è possibile lo spostamento ad altre mansioni. In questa fattispecie, il provvedimento è disposto dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL).
COME SI PRESENTA LA DOMANDA DI MATERNITÀ A RISCHIO
Prima di presentare domanda, la lavoratrice deve ottenere il rilascio del certificato medico di gravidanza a rischio.
Questo deve essere redatto da un ginecologo di una struttura pubblica (ASL, ospedale) o di una struttura privata convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale, che provvede poi all’invio telematico dello stesso certificato all’INPS.
A questo punto la lavoratrice è tenuta a:
- conservare il numero di protocollo del documento inviato, poiché andrà inserito nella domanda telematica;
- presentare istanza alla propria ASL di residenza che, ricevuta la documentazione, emette un provvedimento di interdizione. In base alle normative attuali, l’astensione decorre dalla data di emissione del certificato medico, a patto che l’ASL confermi la prognosi entro i tempi previsti (solitamente 7 giorni).
Solo a questo punto, sebbene l’ASL emetta il provvedimento, per ottenere il pagamento dell’indennità, è necessario inviare la domanda all’INPS tramite i seguenti canali:
- accedendo al servizio web INPS “Congedo parentale, maternità e paternità” da questa pagina tramite SPID, CIE o CNS;
- chiamando il Contact Center al numero 803 164 (da rete fissa) o 06 164 164 (da mobile).
In alternativa, è possibile rivolgersi a un ente di assistenza (CAF o Patronati) che inoltreranno la pratica gratuitamente e per conto della madre lavoratrice.
CHI COMUNICA ALL’INPS UNA GRAVIDANZA A RISCHIO?
Sebbene il medico invii il certificato sanitario, questo non equivale alla domanda di sussidio. È responsabilità della lavoratrice inviare la domanda di indennità tramite il portale web dell’INPS o tramite un Patronato.
Inoltre, la stessa ha l’obbligo di informare tempestivamente il datore di lavoro, consegnando una copia del certificato medico e del provvedimento emesso dall’ASL.
TRATTAMENTO ECONOMICO
Durante l’astensione dal lavoro per maternità a rischio la lavoratrice ha diritto a percepire un’indennità pari all’80% della retribuzione media giornaliera (calcolata sull’ultimo mese di lavoro precedente l’inizio del congedo), salvo integrazioni migliorative previste dai singoli CCNL che possono elevare l’importo fino al 100%.
Per le dipendenti con due o più figli, è confermato l’esonero contributivo per le mamme lavoratrici (pari al 9,19% dell’imponibile), con un limite massimo di 60 euro al mese per chi ha una RAL inferiore a 40.000 euro.
GUIDA SULLA MATERNITÀ
Vi consigliamo la nostra guida sulla maternità obbligatoria, aggiornata a quest’anno.
A vostra disposizione mettiamo anche l’elenco aggiornato dei bonus spettanti a chi è in maternità e l’approfondimento sull’indennità di maternità dei Comuni, dove vi spighiamo e a chi spetta.
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