Gli importi delle pensioni anticipate dei dipendenti PA sono molto più alte rispetto a quelle degli autonomi.
I dati dell’Osservatorio INPS sui flussi di pensionamento, relativi al primo trimestre del 2025, mettono nero su bianco una realtà già nota ma ora quantificata con chiarezza.
Con un assegno medio mensile di appena 879 euro, gli autonomi ricevono molto meno della metà rispetto ai pensionati pubblici, che percepiscono un importo medio compreso tra i 2.483 e i 2.730 euro.
Ma vediamo nel dettaglio quali sono gli importi e le differenze.
IMPORTI PENSIONI ANTICIPATE DEI DIPENDENTI PA, QUANTO PERCEPISCONO IN MEDIA
Secondo l’Osservatorio sui flussi di pensionamento 2024-I trimestre 2025, nel primo trimestre del 2025, i dipendenti pubblici che hanno optato per la pensione anticipata hanno percepito un assegno medio mensile di 2.483 euro, con un’età media di uscita dal mondo del lavoro di 61,8 anni.
Se si considera chi ha aspettato la pensione di vecchiaia, ovvero 67 anni d’età (con almeno 20 anni di contributi versati), l’importo medio sale addirittura a 2.730 euro.
Si tratta di cifre significativamente più elevate rispetto alla media generale delle pensioni anticipate, che si attesta a 2.117,40 euro mensili.
Il divario, poi, è ancora più evidente si si fa il paragone con i lavoratori autonomi e del settore privato.
PENSIONI LAVORATORI AUTONOMI E SETTORE PRIVATO QUELLE PIÙ BASSE
Molto diverse le cifre per i dipendenti del settore privato, dove nel primo trimestre sono state 83.260 le nuove pensioni liquidate con un importo medio più basso: 1.432 euro al mese, che diventano più alte (in media 2.228 euro al mese) solo per chi è uscito con pensione anticipata e ha alle spalle una carriera lunga, stabile e, quindi, ha versato più contributi.
Ancora più marcato poi è il divario per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti). Secondo l’Osservatorio INPS, a fronte di 57.345 nuove pensionamenti, è emerso che l’ assegno medio mensile percepito è di appena 879 euro. Anche considerando solo le anticipate, le cifre non si avvicinano nemmeno lontanamente a quelle percepite dai colleghi della PA.
PERCHÈ LE PENSIONI DEGLI STATALI SONO PIÙ ALTE
Chi lavora nella pubblica amministrazione, nella maggior parte dei casi, entra presto e resta fino alla pensione. La stabilità dell’impiego, la regolarità dei contratti e l’assenza di periodi di disoccupazione contribuiscono a costruire una carriera contributiva piena, lunga e senza interruzioni. Questo elemento da solo incide fortemente sull’importo finale della pensione, soprattutto per chi può accedere all’anticipo dopo oltre 42 anni di lavoro effettivo.
Inoltre, in diversi comparti pubblici – come la dirigenza, la sanità, l’università o l’alta amministrazione – le retribuzioni possono essere mediamente più alte rispetto a molti lavori del settore privato (dove al contrario vengono spesso proposti contratti a termine, part-time o precari).
Molti lavoratori del settore privato – soprattutto in comparti come il commercio, i servizi o la piccola industria – percepiscono salari più bassi rispetto a molti colleghi del pubblico impiego. Dal momento che la pensione è proporzionale ai contributi versati (e questi sono calcolati sullo stipendio), stipendi più bassi = contributi più bassi = pensione più bassa.
Concentrandoci invece sugli autonomi, che sono quelli con le pensioni più basse oggi, anche per questi (salvo alcuni casi) le interruzioni, i cambi di attività, le fasi di crisi o inattività rendono la contribuzione meno regolare e meno completa. Per di più, c’è c’è da dire anche che si tratta di un comparto in cui in linea di massima l’evasione fiscale e elusione contributiva sono maggiori. Spesso si aliquote inferiori o su redditi più bassi, anche per ragioni fiscali. Questo si traduce in meno contributi accantonati e quindi pensioni più leggere.
GUIDA ALLE PENSIONI 2025
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