Cambia quota retributiva delle pensioni dei dipendenti PA con le nuove aliquote di rendimento rese note dall’INPS.
Le nuove percentuali di rendimento non si applicano indistintamente a tutti i trattamenti, ma solo ad alcune tipologie di pensione, con effetti concreti soprattutto per chi sceglie di uscire dal lavoro in anticipo.
Le precisazioni dell’Istituto arrivano dopo diversi ricorsi amministrativi e servono a chiarire definitivamente quali pensioni devono essere ricalcolate con le nuove aliquote e quali restano invece escluse.
In questo articolo vi spieghiamo cosa cambia.
QUALI PENSIONI DEI DIPENDENTI PA VANNO RICALCOLATE CON LE NUOVE ALIQUOTE CONTRIBUTIVE INPS
Con il messaggio n. 787 del 5 marzo 2026, l’INPS ha precisato che le nuove aliquote di rendimento si applicano esclusivamente alle pensioni anticipate di chi ha versato meno di 15 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Rientrano in questa categoria la pensione anticipata ordinaria, Quota 41 per i lavoratori precoci e tutti gli altri pensionamenti anticipati previsti dalla normativa come, ad esempio, l’Ape Sociale.
In questi casi, per i dipendenti pubblici interessati, la quota retributiva della pensione sarà ricalcolata.
COS’È LA QUOTA RETRIBUTIVA DELLA PENSIONE
Per molti lavoratori – in particolare quelli con contributi versati prima del 1996 – l’assegno pensionistico è composto da più parti, ovvero:
- una quota retributiva, basata sugli stipendi percepiti negli ultimi anni di carriera;
- una quota contributiva, calcolata invece sui contributi effettivamente versati.
Nel caso dei dipendenti pubblici iscritti alle casse previdenziali comeCPDEL (enti locali), CPS (sanità), CPI (insegnanti), CPUG (ufficiali giudiziari), la parte retributiva della pensione viene determinata applicando specifiche aliquote di rendimento agli anni di servizio maturati.
Queste aliquote rappresentano la percentuale di retribuzione che ogni anno di lavoro “trasforma” in pensione.
CHI RESTA ESCLUSO DALLE NUOVE ALIQUOTE
Un’altra categoria completamente esclusa dalle nuove percentuali di rendimento è quella dei lavoratori che avevano già maturato i requisiti pensionistici entro il 31 dicembre 2023.
In questi casi non si applicano le nuove aliquote e resta valido il sistema precedente di calcolo. L’esclusione riguarda anche:
- i lavoratori precoci il cui diritto alla pensione sia stato maturato e certificato entro la stessa data, anche se la pensione è stata poi liquidata successivamente;
- le pensioni di vecchiaia, anche se liquidate dopo dimissioni volontarie.
Per questi trattamenti restano valide le aliquote più favorevoli previste dalle normative precedenti (Legge n. 965/1965 e Legge n. 16/1986).
RIESAME DELLE PENSIONI DI VECCHIAIA GIÀ LIQUIDATE
Il messaggio dell’INPS ha disposto il riesame d’ufficio di tutte le pensioni di vecchiaia per le quali, in fase di calcolo, siano state applicate erroneamente le nuove aliquote di rendimento.
In questi casi:
- la pensione verrà ricalcolata con le aliquote corrette;
- ai pensionati saranno riconosciuti gli arretrati spettanti;
- verranno corrisposti anche interessi legali e rivalutazione monetaria.
Inoltre, se dal ricalcolo emergono importi che in passato erano stati considerati indebiti, questi verranno annullati, poiché derivanti da un errore nel calcolo della pensione. Le sedi dell’INPS sono state infatti invitate a procedere in autotutela, cioè a correggere direttamente i provvedimenti errati senza attendere la conclusione del contenzioso.
In pratica, se durante l’istruttoria di un ricorso emerge che le nuove aliquote sono state applicate impropriamente. Solo chi ha maturato i requisiti per la pensione anticipata o precoce entro il 31 dicembre 2023 mantiene il vecchio calcolo più favorevole, anche se decide di andare in pensione nel 2024 o successivamente.
COSA CAMBIA PER I DIPENDENTI PA
Poiché le nuove quote andavano e vanno applicate solo alle pensioni anticipate (e visto che il ricalcolo più severo introdotto dalla Legge n. 213/2023 non si applica a chi accede alla pensione di vecchiaia, se l’INPS aveva già applicato i nuovi tagli per errore, allora è tenuto a:
- ricalcolare la pensione d’ufficio;
- restituire gli arretrati con gli interessi;
- annullare eventuali debiti precedentemente richiesti al pensionato;
RIFERIMENTI NORMATIVI
GUIDA ALLE PENSIONI
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ALTRI APPROFONDIMENTI E AGGIORNAMENTI
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Scritto da Federica Petrucci - Coordinatrice editoriale, redattrice, consulente del lavoro ed esperta di previdenza.