Assegno di maternità dello stato nel 2026: requisiti, domanda, importo

La guida dettagliata su come funziona l’assegno di maternità dello Stato e come fare domanda all’INPS

Maternità, figli, gravidanza

L’assegno di maternità dello Stato è un sostegno economico che la madre può richiedere per la nascita di un bambino, nonché per l’adozione, l’affidamento.

Nel 2026 durante i periodi di congedo di maternità la lavoratrice ha diritto a percepire un’indennità erogata dall’INPS entro i limiti massimi rivalutati, ogni anno, sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo.

Può essere richiesto anche dal padre, ma solo in presenza di situazioni specifiche e documentate che impediscono alla madre di beneficiare della misura o di prestare assistenza al figlio.

In questa guida chiara e dettagliata vi spieghiamo cos’è, quali sono i requisiti per richiederlo, quanto spetta e quali sono i requisiti per ottenerlo.

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COSA SIGNIFICA “ASSEGNO DI MATERNITÀ DELLO STATO”

L’assegno di maternità dello Stato è una prestazione previdenziale a carico dello Stato, erogata dall’INPS. Si differenzia dall’assegno di maternità dei Comuni poiché non è una misura assistenziale legata esclusivamente al reddito (ISEE), ma una prestazione legata a una precedente attività lavorativa della madre, anche se il rapporto di lavoro si è concluso.

Il sostegno è destinato a coprire i periodi di maternità per le madri che non beneficiano di altre indennità di maternità (come quelle per dipendenti o autonome) o che ne beneficiano in misura ridotta rispetto alla quota fissata per legge.

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A CHI SPETTA

La misura è rivolta a madri cittadine italiane, comunitarie o extracomunitarie con regolare permesso di soggiorno, che rientrino in una delle seguenti categorie:

  • lavoratrici licenziate o dimissionarie che devono aver versato almeno 3 mesi di contributi nel periodo compreso tra i 18 e i 9 mesi precedenti la nascita o l’ingresso del minore in famiglia;

  • lavoratrici con periodi di disoccupazione che devono aver goduto di prestazioni previdenziali (come la NASpI) per almeno tre mesi, a condizione che tra la data di fine del sussidio e la nascita/ingresso del minore non siano trascorsi più di 9 mesi;

  • madri che hanno versato contributi in gestione separata, qualora abbiano interrotto il lavoro, per almeno 3 mesi di contributi nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo di maternità.
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QUANTO SPETTA NEL 2026

L’importo dell’assegno di maternità dello Stato è pari a 2.543,15 euro complessivi. Non è legato all’ISEE né al reddito familiare: ciò che conta, soprattutto, è la situazione contributiva della madre. Per accedervi, infatti, è generalmente necessario aver maturato almeno tre mesi di contributi nei periodi previsti dalla normativa.

Per l’anno 2026, gli importi relativi all’assegno di maternità hanno subito una rivalutazione dello 1,4% rispetto all’anno precedente, sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo.

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DIFFERENZA ASSEGNO DI MATERNITÀ STATO E COMUNE

L’assegno di maternità dello Stato, erogato dall’INPS, viene spesso confuso con la classica indennità di maternità obbligatoria, ma si tratta di due prestazioni diverse, con regole e importi differenti.

Quando si parla di maternità, infatti, la prima tutela da considerare è l’indennità di maternità ordinaria, cioè quella riconosciuta alle lavoratrici dipendenti (e, in alcuni casi, anche ad autonome e iscritte a gestioni specifiche). In questo caso, durante il periodo di congedo di maternità obbligatorio – normalmente 5 mesi – l’INPS corrisponde l’80% della retribuzione media giornaliera.

Questo significa che la lavoratrice continua a percepire una parte consistente del proprio stipendio e, in molti casi, grazie ai contratti collettivi, il datore di lavoro può integrare la quota restante fino ad arrivare anche al 100% della retribuzione.

Diverso è il caso dell’assegno di maternità dello Stato. Questa misura è pensata per le madri che non hanno diritto all’indennità ordinaria oppure che hanno una tutela previdenziale insufficiente, ad esempio perché hanno avuto una carriera lavorativa discontinua o atipica. Non si tratta quindi di una percentuale dello stipendio, ma di un importo fisso, stabilito ogni anno.

L’assegno di maternità dei Comuni è invece un’altra indennità ancora, diversa sia dall’indennità di maternità ordinaria (quella dell’80% dello stipendio) sia dall’assegno di maternità dello Stato.

È una prestazione pensata soprattutto per le madri disoccupate, casalinghe o con una tutela previdenziale insufficiente, ed è concessa dal Comune di residenza ma pagata dall’INPS.

A differenza dell’assegno di maternità dello Stato, qui conta molto il reddito familiare, perché per ottenerlo bisogna rispettare una soglia ISEE stabilita ogni anno. Per il 2026, il limite ISEE è di 20.668,26 euro, mentre l’importo riconosciuto è pari a 413,10 euro al mese per 5 mensilità, quindi un totale di 2.065,50 euro complessivi.

La domanda non si presenta all’INPS direttamente, ma al proprio Comune di residenza, entro 6 mesi dalla nascita del bambino, dall’adozione o dall’affidamento.

Un altro punto importante da ricordare è che assegno del Comune e assegno dello Stato non sono cumulabili. Significa che non si possono ricevere entrambi per lo stesso evento (nascita o adozione). A chi ha diritto all’assegno di maternità dello Stato di norma non spetta quello comunale, e viceversa.

COME PRESENTARE DOMANDA

La domanda per l’assegno di maternità dello Stato deve essere presentata all’INPS in via telematica, attraverso uno dei seguenti canali:


  • chiamando il Contact Center INPS al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o al numero 06 164 164 da rete mobile e chiedendo assistenza per la presentazione della domanda;

  • con il supporto di patronati, che possono inviare la domanda per nostro nome e conto attraverso i servizi telematici offerti agli stessi dall’INPS.

Alla domanda vanno allegati:

  • una copia del documento di identità del richiedente o copia del permesso di soggiorno per i cittadini non comunitari;

  • il certificato di nascita del bambino o autocertificazione di nascita;

  • tutti i documenti e le certificazioni riepilogati all’interno del modulo di domanda che trovate nell’area riservata INPS a cui accedere da questa pagina.

COME CONTROLLARE LO STATO DELL’ASSEGNO DI MATERNITÀ

Dopo la presentazione della domanda, INPS rende noto qual è l’esito. Ossia, se positivo o negativo. Per controllare lo stato dell’assegno di maternità è necessario:


  • consultare il fascicolo previdenziale cliccando su “Servizi” e poi su “Fascicolo previdenziale del cittadino” dove sono presenti le pratiche presentate;

  • lo stato della domanda di assegno di maternità può essere verificato a questo punto utilizzando il servizio di consultazione specifico presente nella sezione “Prestazioni” o “Domande e pagamenti” del sito INPS.

Per richiedere assistenza, è possibile contattare l’INPS tramite il numero verde 803.164 (per chiamate da rete fissa) o 06.164.164 (per chiamate da cellulare) per ottenere informazioni sullo stato della tua pratica. Oppure rivolgersi a un Patronato.

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QUANDO IL PADRE PUÒ RICHIEDERE L’ASSEGNO DI MATERNITÀ STATALE

Per il padre, sempre nelle rispetto delle condizioni sopraelencate, sono previsti dei requisiti aggiuntivi che lo legittimano a richiedere la prestazione assistenziale al posto della madre, ovvero:

  • in caso di abbandono del figlio da parte della madre o di affidamento esclusivo del figlio al padre, al momento dell’abbandono o dell’affidamento esclusivo deve essere in possesso dei requisiti contributivi previsti per la madre;

  • se è affidatario preadottivo, in caso di separazione dei coniugi avvenuta durante la procedura di affidamento preadottivo, al momento dell’affidamento deve essere in possesso dei requisiti contributivi previsti per la madre;

  • nel caso di un padre adottante, ovvero di adozione senza affidamento durante la separazione dei coniugi, al momento dell’adozione deve essere in possesso dei requisiti contributivi previsti per la madre;

  • se è padre adottante non coniugato, in caso di adozione pronunciata solo nei suoi confronti, al momento dell’adozione deve essere in possesso dei requisiti contributivi previsti per la madre;

  • nel caso in cui ha riconosciuto il neonato o è coniuge della donna adottante o affidataria preadottiva, in caso di decesso della madre naturale o di quella adottiva o affidataria preadottiva. Al momento della domanda, sono necessari il regolare soggiorno e residenza in Italia del padre o del coniuge della deceduta. Inoltre, anche la presenza del minore presso la sua famiglia anagrafica, la potestà sul minore. Si deve anche dimostrare il non affidamento del minore presso terzi e che la donna deceduta non abbia già usufruito dell’assegno.

In quest’ultimo caso non sono richiesti i requisiti sia dei 3 mesi di contributi tra i 18 e i 9 mesi precedenti e sia della perdita del diritto da non più di 9 mesi a prestazioni previdenziali o assistenziali. Ciò in quanto il diritto all’assegno deriva dalla madre o donna deceduta.

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RIFERIMENTI NORMATIVI E DI PRASSI

ALTRI APPROFONDIMENTI E GUIDE UTILI 

Vi consigliamo di approfondire l’argomento leggendo la guida sulla maternità obbligatoria.

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A vostra disposizione anche l’elenco completo dei bonus per disoccupati che si possono richiedere nel 2026.

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Scritto da Federica Petrucci - Coordinatrice editoriale, redattrice, consulente del lavoro ed esperta di previdenza.
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