Isopensione 2023: come funziona, requisiti, conviene?

Tutti i dettagli sull’isopensione, il prepensionamento per i lavoratori di aziende in difficoltà la cui applicazione è stata prorogata fino al 2026

pensione

L’isopensione è uno strumento che consente ai lavoratori interessati da eccedenze di personale di andare in pensione con 7 anni di anticipo.

Il Decreto Milleproroghe convertito in Legge ha prorogato la possibilità di accedere all’isopensione fino al 2026 (e non più fino al 2023) per coloro che raggiungono i requisiti minimi per il pensionamento nei 7 anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro (invece dei 4 anni previsti a regime).

In questa guida vi spieghiamo cos’è l’isopensione, chi ne ha diritto, come funziona e se e in che misura conviene a lavoratore e a datore di lavoro.

COS’È L’ISOPENSIONE

L’isopensione è uno strumento di prepensionamento dedicato ai lavoratori dipendenti che dà la possibilità ai datori di lavoro con più di 15 dipendenti, nei casi di eccedenza di personale, di stipulare accordi con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello aziendale, per incentivare l’esodo dei lavoratori più anziani. Possono accedere all’isopensione i lavoratori interessati da eccedenze di personale, a cui mancano al massimo 7 anni alla pensione.

Introdotta dalla Legge 28 giugno 2012 n. 92 (Legge Fornero) originariamente l’isopensione prevedeva un’uscita dal lavoro con 4 anni di anticipo rispetto ai requisiti anagrafici (ora circa 67 anni), ma con la Legge di Bilancio 2018 lo scivolo è stato esteso ad un massimo di 7 anni. In secondo momento, poi, la Legge di Bilancio 2021 ha prorogato la possibilità di accedere all’isopensione fino al 2023, termine che è stato sostituito dal 2026 grazie al Decreto Milleproroghe 2023 convertito in Legge (articolo 9, comma 5-bis).

Ma perché l’isopensione conviene? Grazie a questa misura, quei lavoratori che intendono andare in pensione anticipatamente possono farlo con l’aiuto del datore di lavoro. Al contempo, l’isopensione va incontro anche alle aziende che si trovano in un momento di difficoltà e, invece, di licenziare un dipendente, lo accompagnano verso il pensionamento anticipato con 7 anni di anticipo, erogando a proprie spese l’assegno del valore equivalente alla pensione (che viene chiamato appunto “isopensione”).

Dal punto di vista operativo, a disciplinare la misura in via generale è stata la Circolare n. 119 del 01-08-2013, mentre l’ultimo documento di prassi in ordine di tempo è il messaggio INPS n. 2216 del 27-05-2022 con le regole aggiornate al 2022 – 2023. Ma vediamo tutti i dettagli.

A QUALI DATORI DI LAVORO SI RIVOLGE L’ISOPENSIONE

Possono richiedere l’isopensione i datori di lavoro (anche non imprenditori), appartenenti a qualsiasi settore di attività, che impiegano mediamente più di 15 dipendenti. Il requisito occupazionale dev’essere calcolato in riferimento al semestre precedente la stipula dell’accordo, compresi i periodi di sosta di attività e di sospensioni stagionali.

Per le aziende di nuova costituzione, il requisito dimensione dev’essere determinato in relazione ai mesi di attività, se inferiori al semestre. Tutta la forza lavoro è inclusa nel computo, compresi dirigenti e lavoratori a domicilio. Sono esclusi solo apprendisti e lavoratori con contratto di reinserimento.

QUALI LAVORATORI HANNO DIRITTO ALL’ISOPENSIONE

Hanno diritto all’isopensione, secondo quanto previsto dall’articolo 4, commi da 1 a 7-ter della Legge 28 giugno 2012, n. 92 e successive modifiche, i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e i dirigenti in esubero, tenendo conto di specifici requisiti.

In particolare, per accedere alla prestazione, i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato devono maturare i requisiti minimi contributivi e anagrafici per il diritto alla pensione (di vecchiaia o anticipata), entro massimo 7 anni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Sono ammessi alla prestazione anche i dirigenti in esubero dopo un processo di riduzione di personale conclusosi con un accordo firmato da un’associazione sindacale per la stipula di un contratto collettivo di lavoro della categoria.

COME FUNZIONA L’ISOPENSIONE

Ma come si applica questo strumento di uscita anticipata? L’isopensione è uno strumento di prepensionamento dedicato alle aziende con più di 15 dipendenti che sono in difficoltà. In pratica, il datore di lavoro, invece di procedere al licenziamento del personale in esubero, può accompagnare verso la pensione con 7 anni di anticipo i lavoratori che hanno maturato i requisiti. L’azienda, cioè, paga l’assegno di “isopensione” (anche detto “assegno di esodo”) ai lavoratori interessati. L’accesso all’isopensione funziona, però, seguendo i seguenti passaggi:

  • l’azienda interessata deve sottoscrivere preventivamente un accordo di esodo con i sindacati e depositarlo presso l’INPS;

  • allo stesso tempo, le aziende presentano una fideussione bancaria a garanzia dell’onere da coprire per il pagamento degli assegni ai dipendenti.

A questo punto, entrano in gioco prima l’INPS e poi il datore di lavoro, ciascuno con i rispettivi compiti. Vediamo quali sono.

COSA FA L’INPS

Una volta che l’azienda ha depositato l’accordo, l’INPS provvede ad eseguire le seguenti operazioni:

  • verificare la sussistenza dei requisiti previsti in capo al datore di lavoro;
  • attribuire il codice di accreditamento al datore di lavoro;
  • rilasciare al datore di lavoro esodante le credenziali per l’accesso alle
  • procedure automatizzate di gestione della prestazione;
  • accertare la sussistenza dei requisiti soggettivi del lavoratore;
  • validare l’accordo aziendale e il programma di esodo annuale;
  • verificare la decorrenza pensionistica ed effettuare il calcolo importo della prestazione;
  • quantificare l’onere della fideiussione o del versamento della provvista in unica soluzione;
  • comunicare l’accettazione della fideiussione al datore di lavoro esodante e alla banca garante;
  • aprire una posizione contributiva dedicata al versamento della contribuzione correlata;
  • quantificare mensilmente il costo per ciascuna azienda esodante e richiedere la provvista anticipata per l’erogazione dell’isopensione ai lavoratori;
  • erogare mensilmente la prestazione ai lavoratori;
  • effettuare e certificare le ritenute erariali.

COSA FA L’AZIENDA

Effettuati questi passaggi, le imprese devono versare al lavoratore per tutto il periodo di esodo un assegno pari all’importo del trattamento pensionistico, per 13 mensilità. Più precisamente, il datore di lavoro deve trasferire all’INPS la disponibilità necessaria per pagare al dipendente l’assegno di esodo e i contributi afferenti al periodo di isopensione. L’azienda, per garantire il pagamento, presenta all’INPS una fideiussione e, perciò, in caso di insolvenza, l’Istituto potrà chiedere il pagamento delle rate al Garante.

COSA PREVEDE L’ACCORDO DI ESODO

Come accennato, per accedere all’isopensione, il datore di lavoro deve sottoscrivere un accordo con le organizzazioni sindacali più rappresentative a livello aziendale, per definire la gestione degli esuberi. Nell’accordo devono essere indicate i seguenti informazioni:

  • la situazione di eccedenza del personale;
  • il numero dei lavoratori risultanti in esubero;
  • il termine entro il quale il programma di esodo deve concludersi.

Una volta sottoscritto l’accordo quadro i lavoratori possono scegliere se aderire oppure no allo scivolo pensionistico. L’accordo può essere raggiunto anche nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo ai sensi della Legge 223 del 1991.

DECORRENZA E DURATA

L’accordo aziendale è efficace dopo la validazione dell’INPS, che rilascia al datore di lavoro un prospetto con l’informazione sull’onere stimato mensile del programma di esodo annuale, ai fini della stipula della fideiussione bancaria.

La prestazione di esodo viene liquidata dal mese successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda. Tra la data di cessazione del rapporto di lavoro e la decorrenza della prestazione non deve sussistere soluzione di continuità.

A QUANTO AMMONTA L’ASSEGNO DI ISOPENSIONE

L’assegno di isopensione viene calcolata come la pensione alla data della cessazione del rapporto di lavoro, ma ci sono delle voci da “escludere”. Il trattamento, infatti, è sempre di importo leggermente più basso di quello che il lavoratore percepirà alla fine del periodo di esodo. Per avere un’idea di quanto si perde con l’isopensione, ai fini del calcolo del personale assegno di esodo è indispensabile sapere che:

  • dall’importo è esclusa la contribuzione correlata che il datore di lavoro si impegna a versare per il periodo di esodo;
  • sull’importo della prestazione non è attribuita la perequazione automatica;
  • sull’importo non spettano i trattamenti di famiglia;
  • sull’importo non possono essere effettuate trattenute per il pagamento di oneri (ad esempio, per la cessione del quinto dello stipendio o mutui).

Inoltre, l’assegno di esodo è soggetto a tassazione ordinaria e non è reversibile. In caso di decesso del beneficiario, ai superstiti viene liquidata la pensione indiretta, con le norme ordinarie, tenendo conto anche della contribuzione figurativa correlata versata in favore del lavoratore durante il periodo di erogazione della prestazione. Il pagamento è corrisposto per 13 mensilità ed è disposto, come per la generalità delle pensioni pagate dall’INPS, in rate mensili anticipate.

FINO A QUANDO VIENE PAGATA L’ISOPENSIONE

Il pagamento dell’isopensione cessa alla scadenza del tempo di esodo precedentemente concordato e inserito nell’accordo aziendale depositato all’INPS. Non è prevista la trasformazione automatica in pensione. L’interessato deve, quindi, presentare in tempo utile la domanda di pensione.

Inoltre, il titolare della prestazione può, se in possesso dei requisiti, anticipare la scadenza dell’isopensione presentando domanda di qualsiasi trattamento pensionistico alternativo rispetto a quello verso il quale l’esodo è stato finalizzato. Ad esempio, può chiedere di accedere a Opzione donna o pensione Quota 103.

SCADENZA ACCESSO A ISOPENSIONE

Come accennato, grazie a quanto introdotto dal Decreto Milleproroghe 2023 convertito in Legge, gli aventi diritto possono richiedere l’accesso all’isopensione fino al 31 dicembre 2026 e non fino al 31 dicembre 2023 (come precedentemente stabilito dalla Legge di Bilancio 2021).

QUANDO PRESENTARE DOMANDA DI ISOPENSIONE

Per richiedere l’isopensione, il datore di lavoro deve innanzitutto presentare alla sede INPS dove assolve i propri obblighi contributivi, la richiesta di accesso alle procedure automatizzate di gestione della prestazione. A tal fine deve compilare il modulo SC77 (Pdf 114 kb), che deve includere i seguenti dati:

  • il programma annuale di esodo;
  • l’elenco dei lavoratori interessati;
  • il relativo accordo aziendale.

COME PRESENTARE DOMANDA PER L’ISOPENSIONE

A seguito della comunicazione di accettazione della garanzia fideiussoria, il datore di lavoro presenta alla sede INPS di competenza (di residenza del lavoratore o sede polo, se esistente) le domande di prestazione per ciascun lavoratore.

La domanda di prestazione di isopensione, sottoscritta dal lavoratore e dal legale rappresentante dell’azienda, deve essere redatta utilizzando questo modulo AP97 (che potete scaricare da questa pagina).

L’ISOPENSIONE CONVIENE ALL’AZIENDA E AL LAVORATORE?

L’isopensione conviene ai lavoratori coinvolti perchè possono accedere alla pensione 7 anni prima, ricevono un assegno pari al trattamento pensionistico fino al raggiungimento dei requisiti per andare in pensione, vengono riconosciuti i contributi previdenziali e anche la tredicesima. Gli unici svantaggi per i lavoratori sono la rinuncia alla perequazione della pensione (ossia la rivalutazione dell’importo pensionistico legato all’inflazione) e agli eventuali trattamenti per il nucleo familiare, se previsti.

L’isopensione conviene alle aziende se sono interessate a favorire il ricambio generazionale, perché permette di mandare in pensione 7 anni prima lavoratori “anziani” per lasciare spazio ai giovani che nello stesso ruolo potrebbero assicurare una maggiore produttività e una spinta all’innovazione. Per le aziende l’isopensione non è vantaggiosa sul piano dei costi perché il datore di lavoro deve “mantenere” per 7 anni un lavoratore pagando il trattamento pensionistico, i contributi previdenziali e anche la tredicesima.

La valutazione aziendale dei pro e dei contro dell’isopensione spesso è strettamente legata al tipo di lavoro, pensiamo ad esempio alla differenza di produttività tra un muratore o un manovale “anziano” e uno giovane. Un lavoratore giovane è sicuramente più produttivo. In più una persona di età avanzata potrebbe ricorrere spesso alla malattia e creare dei rallentamenti alla produttività.

L’azienda come alternativa all’isopensione può valutare il contratto di espansione che sul piano dei costi risulta più vantaggioso.

RIFERIMENTI NORMATIVI E DI PRASSI

Legge 28 giugno 2012 n. 92 (Legge Fornero);
Legge di Bilancio 2018 (Pdf 791 Kb);
Legge di Bilancio 2021 (Pdf 4 Mb);
Testo integrale (Pdf 2, 14 Mb) del Decreto Milleproroghe convertito in Legge;
Circolare INPS n. 119 del 01-08-2013;
Messaggio INPS n. 2216 del 27-05-2022.

ALTRI AIUTI E AGGIORNAMENTI

Se volete conoscere le novità sulla riforma pensioni 2023, vi consigliamo di leggere il nostro articolo sulla nuova pensione Quota 103, quelli sull’ Ape Sociale e Opzione Donna, oltre al focus sulle fasce di rivalutazione pensioni, su quanto aumentano gli stipendi nel 2023 e quello sul taglio del cuneo fiscale. A vostra disposizione la nostra guida liquidazione Quota 103 e quando è possibile sceglierla come alternativa a pensione Quota 100 e pensione Quota 102. Per scoprire altre interessanti novità  vi invitiamo a visitare la sezione dedicata alle pensioni.

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di Valeria C.
Giornalista, esperta di leggi, politica e lavoro pubblico.
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4 Commenti

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    • Certo, se è in possesso dei requisiti e non riceve altre prestazioni pensionistiche, può farla nuovamente in futuro.

  1. Buonasera,
    in seguito alla lettura del vostro articolo riguardante lsopensione, giacché il datore di lavoro provvede a pagare sia il trattamento equivalente alla pensione maturata e i contributi, non mi è chiaro quale sia il beneficio per l’azienda ad accettare questo accordo invece di procedere al licenziamento del personale in esubero. Oltretutto avrebbero le spese della fidejussione.
    Vorrei proporre questa soluzione alla mia azienda che vive un momento di difficoltà e ci propone invece un incentivo all’esodo pari a solo un anno di stipendio netto.
    Ringrazio anticipatamente per la vostra cortese risposta e porgo cordiali saluti.

    • Per l’azienda non è molto conveniente, scelgono di farlo le imprese che vogliono “liberarsi” dei lavoratori più anziani per dare spazio a lavoratori giovani (in sostanza favorire il tournover) che potrebbero magari raddoppiare la produttività (ovviamente questo dipende anche dal tipo di mansione). L’alternativa più conveniente per l’azienda, e un po’ meno per i lavoratori, è il contratto di espansione, trovi informazioni qui https://www.ticonsiglio.com/contratto-di-espansione-pensione-anticipata/

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