La pensione vecchiaia nel 2026 rappresenta ancora la modalità di uscita ordinaria dal lavoro, prevista dal sistema previdenziale italiano.
Nonostante il dibattito sulle riforme e le ipotesi di maggiore flessibilità in uscita, nel 2026 i requisiti per accedere restano sostanzialmente invariati rispetto agli anni precedenti
Il sistema continua infatti a basarsi sulle regole introdotte con la riforma previdenziale del 2011, che collegano l’età pensionabile all’aspettativa di vita e prevedono un requisito minimo contributivo. Mentre dal prossimo anno le cose cambiano.
In questo articolo vi illustriamo quali sono i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia nel 2026, come si calcola l’importo e quali sono le novità confermate.
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QUALI SONO I REQUISITI PER LA PENSIONE DI VECCHIAIA NEL 2026
Nel 2026, per ottenere la pensione di vecchiaia occorre infatti soddisfare due condizioni, ovvero aver raggiunto almeno:
- 67 anni di età;
- 20 anni di contributi previdenziali.
La Legge di Bilancio 2026 ha confermato i requisiti anagrafici e retributivi, rimandando al prossimo anno l’adeguamento degli stessi alle speranze di vita. Tuttavia, le regole cambiano leggermente in base alla storia contributiva del lavoratore. Nel dettaglio:
- per i lavoratori con contributi versati prima del 1996 (sistema misto o retributivo), valgono semplicemente i requisiti generali (67 anni di età+ 20 anni di contributi);
- per i lavoratori con primo contributo dopo il 31 dicembre 1995 (sistema contributivo puro), oltre ai requisiti anagrafici e contributivi, è richiesto un ulteriore requisito, e cioè l’importo della pensione maturata deve essere almeno pari all’assegno sociale, pari a 546,23 euro per tredici mensilità nel 2026. Se la pensione calcolata risulta inferiore a questa soglia minima, il lavoratore non può accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni e dovrà attendere il raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia contributiva.
REQUISITI PER LA PENSIONE DI VECCHIAIA CONTRIBUTIVA
La pensione di vecchiaia contributiva, quando non si raggiunge la soglia minima di importo a 67 anni, scatta automaticamente al raggiungimento dell’età di 71 anni (requisito adeguato alla speranza di vita, valido fino al 31 dicembre 2026) e con minimo 5 anni di contribuzione “effettiva” versata (obbligatoria, volontaria o da riscatto).
In questo caso, a 71 anni, non è previsto alcun limite minimo di importo. La pensione viene erogata qualunque sia la cifra risultante dal calcolo dei contributi versati.
IMPORTO PENSIONE DI VECCHIAIA, COME SI CALCOLA
L’importo della pensione di vecchiaia non è uguale per tutti, ma dipende dagli anni di contributi versati, dalle retribuzioni percepite durante la carriera lavorativa e il sistema di calcolo applicato.
L’importo base, ovvero il trattamento minimo riservato a chi ha iniziato la carriera prima del 1996 e possiede i requisiti per l’integrazione, nel 2026 è pari a 611,85 euro mensili. Tuttavia, la Legge di Bilancio 2026 ha confermato un ulteriore incremento straordinario dell’1,3% per le pensioni di importo pari o inferiore al minimo, portando la cifra effettiva erogata a circa 619,80 euro mensili.
In Italia esistono tre modalità di calcolo della pensione, ovvero:
- sistema retributivo, basato sulle ultime retribuzioni percepite e in vigore fino al 31 dicembre 1995 e rimasto attivo dal 1° gennaio 1996 attivo solo per chi aveva già maturato almeno 18 anni di contributi a quella data;
- sistema contributivo, basato sui contributi versati durante tutta la carriera, in vigore il 1° gennaio 1996 e dal 1° gennaio 2012 diventato il sistema di calcolo per la quota di pensione maturata da tutti i lavoratori;
- sistema misto, che combina i due metodi di calcolo applicandoli a periodi diversi della carriera. Introdotto dalla Riforma Dini (Legge n. 335/1995) e operativo dal 1° gennaio 1996, si suddivide in base all’anzianità maturata al 31 dicembre 1995. Pertanto:
– chi al 31 dicembre 1995 ha versato meno di 18 anni di contributi ha diritto a un assegno calcolato con il sistema retributivo fino al 31 dicembre 1995 e contributivo dal 1° gennaio 1996 in poi;
– chi ha versato al 31 dicembre 1995 almeno 18 anni di contributi ha diritto a un assegno calcolato interamente con il sistema retributivo fino al 31 dicembre 2011 e contributivo dal 1° gennaio 2012 in poi, come stabilito dalla Riforma Fornero.
Inoltre, ogni anno gli importi vengono adeguati all’inflazione tramite il meccanismo della perequazione delle pensioni. Questo significa che l’assegno spettante viene adeguato periodicamente al costo della vita e può aumentare leggermente nel tempo per preservare il potere d’acquisto. Nel 2026, per esempio, a seguito della rivalutazione delle pensioni tutti gli importi sono aumentati dell’1,4%.
La rivalutazione dell’1,4% si applica però in misura piena solo agli assegni di importo lordo fino a quattro volte il trattamento minimo (ovvero fino a circa 2.447 euro). Per gli assegni superiori a questa soglia, l’adeguamento al costo della vita avviene in percentuali ridotte: il 90% della quota inflattiva per le pensioni tra quattro e cinque volte il minimo, e il 75% per quelle che superano tale limite.
Solo se l’importo della pensione è molto basso, possono essere riconosciute integrazioni al minimo, maggiorazioni sociali e l’incremento al milione per gli over 70.
In ogni caso, quanto spetta varia da caso a caso ma è possibile utilizzare “PensAMi,” il simulatore INPS per la pensione per calcolare l’importo specifico della propria pensione. Si può accedere al servizio gratuito tramite questa pagina e autenticandosi con SPID, CIE o CNS.
COSA CAMBIA NEL 2027 PER LE PENSIONI DI VECCHIAIA
Se nel 2026 i requisiti restano invariati, dal 2027 arriva il primo aumento dell’età pensionabile dopo diversi anni di blocco. L’adeguamento è collegato all’aspettativa di vita rilevata dall’ISTAT ed è stato confermato dalla Legge di Bilancio 2026. Secondo le stime attuali, dal 2027 il requisito per la pensione di vecchiaia aumenta di un mese, passando da 67 anni a 67 anni e 1 mese.
Questo aumento deriverebbe dal meccanismo automatico previsto dalla normativa previdenziale, che adegua periodicamente l’età pensionabile all’allungamento della vita media e prevede un ulteriore incremento di due mesi nel 2028. Senza interventi del governo, infatti, l’età aumenterà ancora fino ad arrivare a 67 anni e 3 mesi.
COME FARE DOMANDA PENSIONE VECCHIAIA
La domanda per la pensione di vecchiaia va presentata all’INPS mediante i servizi online messi a disposizione per gli utenti.
Nello specifico, le domande in oggetto possono essere presentate attraverso i seguenti canali:
- direttamente dal sito istituzionale inps.it, accedendo da questa pagina tramite SPID, CIE o CNS e seguendo il percorso “Pensione e Previdenza” > “Domanda di pensione” e proseguendo all’interno dell’area tematica;
- chiamando il Contact Center Integrato INPS al numero verde 803164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06164164 (da rete mobile a pagamento in base alla tariffa applicata dai diversi gestori). L’operatore INPS realizzerà la procedura per conto del lavoratore che vuole presentare la domanda di pensione;
- utilizzando i servizi offerti dagli Istituti di Patronato riconosciuti dalla legge. In pratica è possibile rivolgersi a un patronato o CAF vicino a casa e farsi aiutare nella procedura di presentazione della domanda. Questi Enti sono autorizzati ad inviare la domanda in nome e per conto del cittadino che ne fa richiesta.
GUIDA ALLE PENSIONI
Per approfondire, mettiamo a vostra disposizione la nostra guida sulle pensioni nel 2026, con tutte le misure attive. Vi consigliamo di leggere anche il nostro articolo dove spieghiamo quando si può andare in pensione e quali sono i requisiti.
ALTRI INTERESSANTI APPROFONDIMENTI
Interessante anche conoscere quali sono le modalità di pensione anticipata confermate nel 2026.
Utile poi l’approfondimento sulle pensioni 2026 in aumento, con la spiegazione di come potrebbero cambiare gli importi. Interessante inoltre l’articolo che spiega come funziona la perequazione delle pensioni.
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