Congedo di paternità nel 2026: quanto spetta, come funziona, quali sono le novità

Tutte le informazioni sul congedo di paternità per i lavoratori dipendenti. Ecco quanto spetta, a chi è rivolto, come funziona, quanto dura e quali sono le novità

congedo paternità

Anche nel 2026 i lavoratori dipendenti hanno diritto al congedo di paternità.

Spesso confuso con il congedo parentale (che è facoltativo), il congedo di paternità consiste in un periodo di astensione dal lavoro obbligatorio, configurato come un diritto autonomo del padre lavoratore e indipendente dal diritto alla maternità della madre.

I giorni di congedo retribuiti sono in tutto 10, bisogna usufruirne in un determinato periodo di tempo e, in alcuni casi, raddoppiano.

In questa guida spieghiamo in cosa consiste, quando e quanto spetta, ma anche come funziona e quali sono le novità

adv

COS’È IL CONGEDO DI PATERNITÀ DI 10 GIORNI

Il congedo di paternità è un permesso retribuito di astensione dal lavoro rivolto a lavoratori dipendenti e concesso in occasione della nascita, dell’adozione o dell’affidamento di un bambino.

Consiste in un periodo di astensione obbligatoria di 10 giorni fruibile dal padre lavoratore dipendente tra i due mesi precedenti e i cinque successivi al parto

Si tratta di un diritto autonomo e distinto che spetta in aggiunta al congedo parentale e all’eventuale congedo di paternità alternativo al congedo di maternità.

La misura è stata introdotta, in via sperimentale, con la Legge 28 Giugno 2012 n. 92 e rinnovata annualmente più volte. Poi il Parlamento è intervenuto con il Decreto di conciliazione vita – lavoro l’ha resa strutturale, in recepimento della direttiva (UE) 2019/1158 sull’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza.

La norma rende definitiva la misura entrata in vigore il 13 Agosto 2022, come spiegato anche dalla Circolare INPS n° 122 del 27-10-2022.

adv

COME FUNZIONA IL CONGEDO DI PATERNITÀ

Il congedo di paternità funziona come periodo di astensione obbligatoria di dieci giorni lavorativi durante il quale i padri lavoratori dipendenti, inclusi quelli del settore pubblico e privato, hanno alla retribuzione e alla conservazione del posto di lavoro. Questo congedo mira a promuovere una più equa ripartizione delle responsabilità genitoriali e a facilitare l’instaurazione precoce del legame tra padre e figlio.

Per il congedo di paternità obbligatorio spettano 10 giorni lavorativi, ma in caso di parto plurimo (nascita di gemelli), i giorni spettanti aumentano a 20 giorni lavorativi.

Se il congedo di paternità obbligatorio non viene fruito entro i termini stabiliti, il diritto alla prestazione decade. Secondo l’INPS, il termine di prescrizione è di un anno dal giorno in cui la prestazione è dovuta. Pertanto, è importante che i padri comunichino in forma scritta al datore di lavoro i giorni in cui intendono fruire del congedo, almeno cinque giorni prima, dove possibile.

adv

ENTRO QUANDO VA CHIESTO

I giorni di congedo obbligatorio sono interamente retribuiti al 100% della busta paga, non possono essere frazionati a ore (solo a giornate intere) e devono essere utilizzati nell’arco di tempo che va dai 2 mesi precedenti la data presunta del parto fino ai 5 mesi successivi alla nascita del figlio.

Superato il quinto mese dalla nascita del bambino, il diritto a utilizzare i giorni di congedo obbligatorio decade e non è più possibile recuperarli.

Il lavoratore inoltre deve comunicare i giorni di assenza al datore di lavoro con un anticipo di almeno 15 giorni. Se i giorni di congedo vengono richiesti in concomitanza della nascita, il preavviso di 15 giorni si calcola prendendo come riferimento la data presunta del parto

adv

COME PRENDERE I 10 GIORNI DI PATERNITÀ

Per richiedere il congedo di paternità nel 2026 bisogna presentare apposita domanda. Per presentare l’istanza sono previste 2 modalità:

  • coloro che ricevono il pagamento dell’indennità di congedo dal datore di lavoro, devono presentare a quest’ultimo apposita richiesta in forma scritta, specificando le date in cui si desidera assentarsi dal lavoro;

  • i lavoratori che ricevono il pagamento direttamente dall’INPS, invece, devono presentare domanda online tramite apposita procedura telematica prevista dall’Istituto.

Per presentare all’INPS la richiesta di congedo di paternità si deve visitare la sezione dedicata al congedo per il padre del portale web dell’Istituto, accedendo a questa pagina con SPID, CIE o CNS. Nel campo di ricerca bisognerà cercare la voce “Congedo paternità” e poi cliccare su “Congedo di paternità obbligatorio > Utilizza il servizio”.

In alternativa, la presentazione delle domande all’INPS si può effettuare anche:

  • tramite il Contact Center INPS, telefonando ai numeri 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164 164 (da rete mobile);

  • rivolgendosi ad enti di patronato ed intermediari dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. In questo ultimo caso sono gli esperti del patronato che compilano la domanda online per nostro nome e conto.

CHI PAGA

L’indennità economica per il congedo di paternità obbligatorio è sempre a carico dell’INPS, ma la modalità con cui i soldi arrivano al lavoratore cambia a seconda della categoria contrattuale.

L’anticipo in busta paga è il caso più comune. Riguarda la quasi totalità dei lavoratori dipendenti del settore privato (impiegati, operai generici, quadri). In questo caso:

  • il lavoratore non riceve il bonifico dall’INPS;

  • il datore di lavoro calcola il 100% della retribuzione spettante per i giorni di congedo e inserisce la somma direttamente nella busta paga del mese in cui si è assentato;

  • l’azienda successivamente recupera quella cifra scalandola dai contributi che deve versare all’INPS;

  • serve inviare una domanda telematica all’INPS, è sufficiente comunicare i giorni di assenza per iscritto al datore di lavoro con almeno 15 giorni di anticipo.

L’INPS accredita la somma tramite bonifico bancario o postale direttamente sul conto corrente del lavoratore solo se quest’ultimo appartiene a specifiche categorie per le quali non è previsto l’anticipo aziendale.

Le principali categorie a pagamento diretto sono:

  • operai agricoli a tempo determinato;
  • lavoratori domestici (colf e badanti);
  • lavoratori dello spettacolo con contratti a termine o stagionali;
  • lavoratori disoccupati o sospesi dal lavoro che mantengono il diritto alla tutela.

In questo caso, oltre a informare il datore di lavoro per giustificare l’assenza, è obbligatorio presentare la domanda all’INPS.

Infine, per i lavoratori della Pubblica Amministrazione la gestione è differente. Non si parla di un’indennità INPS anticipata, ma di “retribuzione contrattuale”. È direttamente l’amministrazione pubblica di appartenenza che continua a erogare lo stipendio pieno durante i giorni di congedo. La domanda va presentata esclusivamente alla propria amministrazione secondo le modalità interne previste dall’ente.

QUANTO SPETTA AL PADRE

Ogni giorno di congedo parentale per i padri è retribuito al 100%. Al lavoratore spetta infatti un’indennità giornaliera a carico dell’INPS di importo pari alla retribuzione normalmente percepita.

Per il computo dei 10 giorni (20 in caso di parto plurimo), devono essere computate e indennizzate le sole giornate lavorative e la retribuzione viene calcolata sulla base dell’ultimo periodo di paga precedente l’inizio del congedo (quindi solitamente l’ultimo mese di lavoro precedente all’astensione).

Come confermato nella recente Circolare INPS n. 47 del 21 aprile 2026, non è previsto alcun limite. Quindi, anche se un lavoratore percepisce uno stipendio alto, l’indennità per i 10 giorni obbligatori sarà calcolata esattamente sul 100% di quella cifra, senza subire alcun taglio o sbarramento.

L’importo giornaliero viene calcolato sulla base della retribuzione media globale giornaliera del mese precedente a quello in cui ha inizio il congedo (solitamente l’ultimo mese interamente lavorato). Nel calcolo della giornata lavorativa vengono considerati anche i ratei delle mensilità aggiuntive (tredicesima ed eventuale quattordicesima) e di altri elementi ricorrenti della retribuzione.

adv

A CHI SPETTA IL CONGEDO DI PATERNITÀ

Il congedo papà nel 2026 spetta a tutti i lavoratori dipendenti, compresi:

  • tutti i lavoratori dipendenti di Amministrazioni pubbliche, alle quali compete il riconoscimento del diritto e la relativa erogazione del trattamento economico;

  • i lavoratori domestici, per i quali non è prevista la sussistenza del requisito contributivo necessario per fruire del congedo di maternità o del congedo di paternità alternativo di cui all’articolo 28 del Testo Unico;

  • tutti i lavoratori agricoli a tempo determinato, per i quali non deve sussistere il requisito contributivo.

Per queste ultime due categorie è, tuttavia, necessaria la sussistenza di un rapporto di lavoro attivo al momento della fruizione del congedo. Per gli altri lavoratori dipendenti, invece, il diritto al congedo di paternità obbligatorio può essere riconosciuto anche in caso di cessazione o sospensione del rapporto di lavoro, purché sussistano le condizioni di cui all’articolo 24 del Testo Unico.

adv

REQUISITI

Il congedo papà spetta ai padri titolari di contratto di lavoro dipendente in occasione dei seguenti eventi:

  • nascita di un figlio;

  • adozione o affidamento di un minore;

  • decesso del figlio, nei primi 10 giorni di vita del bambino o dal primo giorno della 28° settimana di gestazione.
adv

ESCLUSI

Il congedo di paternità obbligatorio non spetta:

  • ai padri lavoratori iscritti alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della Legge 8 agosto 1995, n. 335;

  • a tutti i padri lavoratori autonomi di cui al Capo XI del Testo unico, compresi i lavoratori che abbiano un rapporto di lavoro autonomo dello spettacolo. In caso di contemporaneo svolgimento di lavoro autonomo dello spettacolo e rapporto di lavoro dipendente, il lavoratore è tenuto ad astenersi – a titolo di congedo di paternità obbligatorio – dal solo rapporto di lavoro subordinato.
adv

CHE DIFFERENZA C’È TRA CONGEDO PARENTALE E PATERNITÀ

Spesso il congedo di paternità e il congedo parentale vengono confusi, ma in realtà la differenza principale risiede nella natura del diritto e nelle condizioni economiche:

  • il congedo di paternità è un obbligo di legge interamente retribuito da utilizzare subito dopo la nascita. Ha una durata breve di 10 giorni lavorativi (20 in caso di parto plurimo). Deve essere tassativamente utilizzato entro una finestra temporale ristretta: dai 2 mesi precedenti la data presunta del parto fino ai 5 mesi successivi alla nascita. La legge impone l’astensione dal lavoro, il che significa che il dipendente non può rinunciarvi nemmeno se il datore di lavoro o il lavoratore stesso fossero d’accordo.

  • il congedo parentale è una facoltà di scelta della coppia, utilizzabile in un arco di tempo molto più ampio e con una retribuzione ridotta. È un diritto facoltativo che spetta a entrambi i genitori (madre e padre) in modo indipendente o contemporaneo e ha una durata molto più lunga. La coppia può astenersi dal lavoro per un massimo complessivo di 10 mesi (elevabili a 11 se il padre fruisce di almeno 3 mesi). A seguito delle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, i giorni possono essere frazionati (anche a ore) e utilizzati fino al compimento dei 14 anni di vita del figlio.

Inoltre:

  • per il congedo di paternità si ha diritto a un’indennità INPS pari al 100% della retribuzione globale giornaliera. Il lavoratore non subisce alcuna perdita economica in busta paga;
  • per il congedo parentale i primi 3 mesi complessivi per la coppia sono indennizzati all’80% della retribuzione, purché fruiti entro i 6 anni di vita del bambino. I mesi successivi (fino a un massimo di 9 mesi complessivi per la coppia) sono indennizzati al 30% della retribuzione. Gli ulteriori mesi mancanti per raggiungere il tetto massimo dei 10/11 mesi non sono retribuiti, a meno che il reddito del genitore non sia inferiore a specifiche soglie minime di legge.

RIFERIMENTI NORMATIVI

Per ulteriori informazioni, rendiamo disponibili i seguenti documenti:

ALTRI APPROFONDIMENTI E GUIDE UTILI

Vi consigliamo di leggere anche i seguenti approfondimenti

ALTRI AIUTI E AGGIORNAMENTI

Vi consigliamo anche la guida sull’assegno unico e universale figli.

A vostra disposizione anche la guida sulla Dote famiglia 2026 e quella sul bonus nido.

Per conoscere tutti gli aiuti per lavoratori e famiglie disponibili potete visitare questa pagina.

Continuate a seguirci e iscrivetevi gratuitamente alla nostra newsletter, al canale Whatsapp e al nostro canale Telegram per restare aggiornati.

Se volete restare sempre aggiornati, seguite anche la nostra pagina Facebook per non perdere le novità più interessanti, nonché il canale TikTok @ticonsigliounlavoro e l’account Instagram.

Seguiteci anche su Google News mettendo una spunta (basta cliccare sul quadratino).

Scritto da Federica Petrucci - Coordinatrice editoriale, redattrice, consulente del lavoro ed esperta di previdenza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un Commento

Scrivi un commento
  1. Salve,
    ho appena beneficiato del congedo di paternità obbligatorio e c’è qualcosa che non torna.
    INPS rimborsa su una media giornaliera calcolata su 30 giorni, mentre il datore di lavoro decurta la giornata non lavorata su 26 giorni lavorativi.
    Quindi facendo un esempio su 1000€ di stipendio lordo, INPS rimborsa 33.33€ per giorno non lavorato, mentre per il datore di lavoro decurta 38.46€ per giorno non lavorato. Senza contare che poi vengono anche Recuperati i Ratei Mensili per Congedo Obbligatorio del Padre..
    É normale tutto questo?

    Alla fine andare in congedo paternità ci si perde invece che essere di supporto alla famiglia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *