Bonus energetici per le imprese nel 2026: tutti gli aiuti per ridurre i costi in bolletta

Ecco tutti gli aiuti per ridurre i costi in bolletta nel 2026: l’elenco aggiornato dei bonus energetici per le imprese

Bonus energetici

Sono diversi i bonus energetici per le imprese nel 2026. 

Si tratta di aiuti destinati a ridurre il peso delle bollette, aumentare l’efficienza energetica e migliorare la competitività aziendale, riconosciuti talvolta come incentivi, talvolta come contributi e strumenti finanziari che consentono alle aziende di investire nella transizione energetica contenendo i costi.

Le opportunità disponibili sono differenti e, proprio in questo articolo, vi illustriamo quali sono le principali e come funzionano.

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QUALI SONO I BONUS ENERGETICI PER LE IMPRESE NEL 2026

Negli ultimi anni il costo dell’energia è diventato uno dei principali fattori che incidono sulla competitività delle imprese italiane. Ridurre i consumi significa non solo alleggerire le spese correnti, ma anche rendere l’azienda più resiliente rispetto alle oscillazioni dei prezzi dell’energia.

Per questo motivo le politiche nazionali e regionali stanno puntando su incentivi destinati a favorire:

  • la riqualificazione energetica degli edifici produttivi;

  • l’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili;

  • la sostituzione di impianti obsoleti con tecnologie più efficienti;

  • la riduzione delle emissioni e dell’impatto ambientale;

  • l’accesso a strumenti di finanza agevolata.

L’obiettivo finale è favorire una crescita sostenibile che permetta alle imprese di abbattere i costi energetici nel medio e lungo periodo.

Prima di entrare nel dettaglio è utile chiarire una distinzione che orienta la scelta dello strumento più adatto. Gli incentivi disponibili si dividono infatti in tre grandi famiglie, che funzionano in modo diverso:

  • i contributi a fondo perduto, come il Conto Termico, che erogano denaro direttamente all’impresa;
  • le agevolazioni fiscali, come le detrazioni edilizie e l’iperammortamento, che riducono le imposte dovute e presuppongono quindi una capienza fiscale;
  • gli strumenti di finanza agevolata, che non riducono il costo dell’investimento ma ne facilitano il finanziamento.

La convenienza dell’uno o dell’altro dipende dalla situazione economica e fiscale della singola azienda.

Vediamo ora le principali misure attive e come funzionano.

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1) CONTO TERMICO 3.0

Tra gli strumenti più importanti del 2026 figura il Conto Termico 3.0, che consente di ottenere contributi per numerosi interventi finalizzati a migliorare l’efficienza energetica degli edifici e degli impianti, favorendo l’utilizzo di tecnologie ad alta efficienza e sistemi alimentati da energie rinnovabili.

La novità più rilevante per le aziende riguarda l’ampliamento della platea dei beneficiari: rispetto al precedente Conto Termico 2.0, il nuovo schema apre l’accesso in modo strutturato alle imprese, oltre che a pubbliche amministrazioni, privati, enti del Terzo Settore e comunità energetiche rinnovabili.

Le imprese possono partecipare direttamente, in qualità di Soggetto Responsabile, oppure avvalendosi di un soggetto terzo come una ESCo (Energy Service Company).

Un aspetto da tenere presente è che si tratta di un contributo a fondo perduto e non di un’agevolazione fiscale: l’incentivo viene erogato in denaro dal GSE, il che lo rende interessante anche per le imprese con ridotta capienza fiscale, che difficilmente riuscirebbero a sfruttare una detrazione.

Le percentuali di copertura sono differenziate in base al soggetto e alla tipologia di intervento e possono arrivare fino al 65% per le aziende, mentre per pubbliche amministrazioni ed enti del Terzo Settore la copertura può raggiungere il 100%.

Per accedere alla misura, il Soggetto Responsabile è tenuto ad iscriversi, se non l’ha già fatto, all’Area Clienti del GSE e selezionare il servizio “Conto Termico 3.0″ per accedere al portale informatico per la trasmissione della richiesta di accesso agli incentivi. La richiesta di accesso diretto agli incentivi va presentata entro 90 giorni dalla data di conclusione dell’intervento.

Il termine di 90 giorni rappresenta un altro elemento di novità, poiché amplia i 60 giorni previsti dal Conto Termico 2.0 e concede maggiore margine per predisporre la documentazione.

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2) AGEVOLAZIONI FISCALI PER GLI INTERVENTI EDILIZI

Nel 2026 le imprese possono valutare anche le agevolazioni fiscali previste per alcuni interventi edilizi che migliorano le prestazioni energetiche degli immobili aziendali.

Tali agevolazioni consentono di recuperare parte delle spese sostenute per la riqualificazione degli immobili strumentali tramite detrazioni fiscali dall’IRES o dall’IRPEF. Nel dettaglio:

  • per gli immobili aziendali la detrazione è fissata al 36% delle spese sostenute, con ripartizione in 10 quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi;

  • i tetti variano in base alla tipologia di intervento, arrivando fino a 100.000 euro per interventi di riqualificazione energetica globale, 60.000 euro per l’involucro edilizio e i pannelli solari termici, e 30.000 euro per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernali.

Due precisazioni importanti.

La prima riguarda gli importi appena indicati: si tratta di limiti massimi di detrazione e non di spesa, un aspetto che incide in modo significativo sul calcolo della convenienza dell’intervento.

La seconda riguarda la tempistica, ed è la più rilevante in ottica di programmazione: l’aliquota del 36% è stata confermata per il solo 2026 dalla Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199), che ha prorogato di un anno il regime già in vigore nel 2025.

A partire dal 2027, salvo ulteriori interventi normativi, la detrazione per gli immobili diversi dall’abitazione principale scenderà al 30%. Chi ha in programma lavori di riqualificazione energetica su immobili strumentali ha quindi un vantaggio concreto ad anticipare le spese entro la fine dell’anno.

Ricordiamo inoltre che, per le spese sostenute dal 1° gennaio 2025, non è più possibile optare per lo sconto in fattura o per la cessione del credito: il beneficio può essere utilizzato esclusivamente come detrazione nella dichiarazione dei redditi, il che presuppone una capienza fiscale adeguata.

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3) ENERGIE RINNOVABILI: CONTRIBUTI E BANDI REGIONALI

Uno dei pilastri della transizione energetica è rappresentato dagli investimenti nelle fonti rinnovabili. Nel 2026 sono diversi i bandi regionali dedicati proprio alle energie pulite e green. Ognuno di questi, a livello locale, definisce:

  • soggetti beneficiari;

  • tipologie di interventi finanziabili;

  • spese ammissibili;

  • modalità di presentazione della domanda;

  • criteri per ottenere le agevolazioni.

I bandi regionali rappresentano infatti un’importante opportunità per integrare gli incentivi nazionali e ridurre ulteriormente il costo degli investimenti. Poiché ogni Regione pubblica autonomamente le proprie misure, è fondamentale monitorare periodicamente l’apertura dei bandi e le relative scadenze.

Nella pratica, molti di questi bandi sono finanziati attraverso i fondi europei della programmazione FESR 2021-2027 e sono gestiti dalle Regioni o dalle Camere di Commercio territoriali.

Due accorgimenti operativi meritano attenzione.

Il primo riguarda le finestre di presentazione, spesso molto brevi – in alcuni casi pochi giorni – e talvolta gestite con criterio cronologico: conviene quindi predisporre in anticipo preventivi e documentazione tecnica.

Il secondo riguarda la cumulabilità: i contributi regionali sono generalmente concessi in regime “de minimis”, che fissa un massimale di aiuti pubblici ottenibili dalla stessa impresa in un triennio, ed è quindi necessario verificare la compatibilità con altri incentivi già percepiti.

4) FINANZA AGEVOLATA: COME FINANZIARE GLI INVESTIMENTI

Uno degli ostacoli principali alla riqualificazione energetica è rappresentato dall’investimento iniziale.

Per questo motivo stanno assumendo sempre maggiore importanza gli strumenti di finanza agevolata, che consentono alle imprese di ottenere condizioni di finanziamento più favorevoli rispetto al credito ordinario.

Tra gli strumenti a disposizione delle aziende figurano:

  • finanziamenti dedicati all’efficientamento energetico;

  • linee di credito per investimenti sostenibili;

  • strumenti bancari collegati ai criteri ESG;

  • supporto nella costruzione dei piani finanziari.

L’obiettivo è consentire anche alle piccole e medie imprese di affrontare interventi che, senza adeguati strumenti finanziari, potrebbero risultare difficilmente sostenibili.

Vale la pena ricordare che, accanto agli strumenti offerti dal sistema bancario, esistono canali pubblici di garanzia e agevolazione che possono ridurre sensibilmente il costo del credito, a partire dal Fondo di Garanzia per le PMI, che consente di accedere al finanziamento senza dover prestare garanzie reali.

Un elemento sempre più rilevante è inoltre rappresentato dai criteri ESG: le imprese in grado di documentare i propri risultati in materia di sostenibilità ambientale ottengono con maggiore frequenza condizioni di finanziamento migliorative, poiché gli istituti di credito sono a loro volta tenuti a rendicontare la sostenibilità dei propri portafogli.

5) DALLA TRANSIZIONE 5.0 AL NUOVO IPERAMMORTAMENTO

Il Piano Transizione 5.0 non è più accessibile per i nuovi investimenti. Il MIMIT ne ha dichiarato l’esaurimento delle risorse nel novembre 2025 e la misura si è chiusa il 31 dicembre 2025. Restano validi solo i diritti già maturati da chi aveva prenotato il credito entro i termini.

Chi programma nuovi investimenti nel 2026 deve quindi fare riferimento all’iperammortamento, reintrodotto dalla Legge di Bilancio 2026 (legge 199/2025), che accorpa in un’unica misura i precedenti piani Industria 4.0 e Transizione 5.0.

In sintesi:

  • Cos’è: una maggiorazione figurativa del costo del bene, che consente di dedurre quote di ammortamento più elevate, riducendo le imposte dovute (IRES e IRPEF);

  • Differenza rispetto al passato: non è più un credito compensabile in F24, ma una deduzione fiscale. Il beneficio è quindi fruibile solo da chi ha capienza fiscale e si distribuisce lungo la vita utile del bene;

  • Cosa rientra: beni strumentali materiali e immateriali 4.0 e, aspetto rilevante sul fronte energetico, gli impianti da fonti rinnovabili destinati all’autoproduzione aziendale;

  • Requisiti: interconnessione dei beni ai sistemi aziendali e comunicazione obbligatoria al GSE tramite piattaforma telematica.

L’agevolazione si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, con maggiorazioni articolate per scaglioni:

  • 180% sulla quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
  • 100% sulla quota compresa tra 2,5 e 10 milioni di euro;
  • 50% sulla quota compresa tra 10 e 20 milioni di euro.

Considerando l’aliquota IRES del 24%, il beneficio fiscale effettivo sul primo scaglione è stimato attorno al 43% del costo dell’investimento.

Per un’azienda, l’opportunità più interessante ai fini della riduzione dei costi in bolletta riguarda proprio gli impianti da fonti rinnovabili: un fotovoltaico per autoconsumo rientra tra i beni agevolabili con maggiorazione fino al 180%, permettendo di abbattere la spesa energetica e di ottenere al tempo stesso un beneficio fiscale significativo.

Una precisazione utile, però, per chi puntava sull’efficienza energetica: la bozza iniziale della manovra prevedeva un’aliquota premiale fino al 220% per gli investimenti con risparmio energetico certificato, ma questa componente è stata eliminata durante l’iter parlamentare.

Oggi, quindi, il risparmio energetico documentato non dà diritto a una maggiorazione più alta.

COME ORIENTARSI TRA LE DIVERSE MISURE

Data la varietà degli strumenti, può essere utile un criterio di sintesi per capire quale sia più adatto alla propria situazione.

  • Se l’obiettivo è riqualificare gli impianti termici o l’involucro degli edifici aziendali e l’impresa ha una capienza fiscale limitata, il Conto Termico 3.0 è generalmente lo strumento più efficace, perché eroga un contributo in denaro.

  • Se si interviene su immobili strumentali con lavori edilizi e l’impresa ha imposte da compensare, le detrazioni fiscali restano convenienti, tenendo però presente la riduzione dell’aliquota è prevista dal 2027.

  • Se l’investimento riguarda macchinari, tecnologie 4.0 o impianti da fonti rinnovabili per l’autoconsumo, il riferimento è l’iperammortamento.

  • I bandi regionali possono integrare tutte queste misure, nei limiti delle regole sulla cumulabilità.

Trattandosi di normative complesse e soggette a frequenti aggiornamenti, per investimenti di importo rilevante è sempre consigliabile una valutazione preventiva con un consulente fiscale o un tecnico specializzato, anche perché diversi incentivi richiedono adempimenti preliminari da assolvere prima dell’avvio dei lavori, pena la perdita del beneficio.

FONTI E AVVERTENZE

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa. I riferimenti normativi principali sono il decreto ministeriale 7 agosto 2025 per il Conto Termico 3.0, con le relative Regole Applicative del GSE, e la legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026) per le detrazioni edilizie e per l’iperammortamento.

Per la propria posizione specifica fanno fede i testi ufficiali dei provvedimenti e le indicazioni del GSE, dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

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Scritto da Federica Petrucci - Coordinatrice editoriale, redattrice, consulente del lavoro ed esperta di previdenza.
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