Il Fondo di contrasto alla deindustrializzazione 2026 rappresenta una delle principali opportunità di finanziamento per le imprese manifatturiere che operano o intendono investire nei territori dei consorzi industriali di Lazio e Marche.
L’incentivo, promosso dal Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri e gestito da Invitalia, punta a favorire nuovi investimenti produttivi, sostenere la competitività delle aziende e contrastare i fenomeni di deindustrializzazione che negli ultimi anni hanno interessato alcune aree del Centro Italia.
La dotazione complessiva è di 120 milioni di euro.
Le imprese potranno ottenere un contributo a fondo perduto fino a 300.000 euro, destinato a finanziare interventi di ammodernamento, innovazione, digitalizzazione e sostenibilità ambientale, ma anche la realizzazione di nuove unità produttive.
Le domande potranno essere presentate tra il 28 settembre e il 28 novembre 2026, mentre la registrazione alla piattaforma Invitalia è possibile già dal 31 luglio 2026.
In questa guida chiara e dettagliata vi spieghiamo cos’è e come funziona.
COS’È IL FONDO DI CONTRASTO ALLA DEINDUSTRIALIZZAZIONE 2026
Il Fondo nasce con l’obiettivo di sostenere la crescita del tessuto industriale nelle aree interessate da processi di deindustrializzazione, favorendo nuovi investimenti capaci di rilanciare l’attività manifatturiera e rafforzare la competitività delle imprese.
Si tratta della seconda edizione della misura. La prima, che prevedeva un contributo massimo di 200.000 euro, ha finanziato gli investimenti di 872 imprese nei consorzi di Lazio e Marche: è proprio in ragione di quei risultati che il Fondo è stato rifinanziato e aggiornato.
L’incentivo finanzia programmi di investimento finalizzati a:
- potenziare unità produttive già esistenti;
- riqualificare stabilimenti industriali;
- realizzare interventi di ammodernamento tecnologico;
- introdurre innovazioni di prodotto e di processo;
- favorire la digitalizzazione dei processi produttivi;
- migliorare la sostenibilità ambientale delle attività industriali;
- avviare nuove unità produttive nel settore manifatturiero.
A CHI SI RIVOLGE
Il Fondo è destinato alle imprese manifatturiere che operano oppure intendono operare nei territori dei consorzi industriali del Lazio e delle Marche.
Il perimetro è definito con precisione: sono ammesse le imprese con codice ATECO rientrante nella sezione C – Attività manifatturiere della classificazione ATECO 2025, di qualsiasi dimensione.
Possono partecipare:
- imprese già insediate nei Comuni appartenenti ai consorzi industriali interessati;
- imprese che intendono insediare una nuova unità produttiva nei medesimi territori;
- aziende regolarmente costituite e iscritte al Registro delle imprese.
Per poter accedere all’agevolazione, le imprese non devono trovarsi in stato di liquidazione o fallimento e non devono essere sottoposte a procedure concorsuali, come il concordato preventivo, alla data di presentazione della domanda.
Un chiarimento che evita candidature inutili: non basta avere sede nel Lazio o nelle Marche. I Comuni ammissibili sono soltanto quelli di competenza dei sei consorzi indicati, elencati nell’allegato all’Avviso pubblico. Prima di impostare il progetto conviene quindi verificare che il proprio Comune sia in elenco.
QUALI INVESTIMENTI FINANZIA IL FONDO
Il programma sostiene investimenti destinati a rafforzare la capacità produttiva delle imprese manifatturiere. Tra gli interventi ammissibili rientrano:
- ammodernamento degli impianti produttivi;
- ampliamento delle strutture esistenti;
- innovazione dei processi industriali e di prodotto;
- digitalizzazione dei processi produttivi;
- investimenti immateriali;
- riconversione ecologica delle attività produttive;
- realizzazione di nuove unità produttive;
- investimenti orientati alla transizione ecologica, favorendo il passaggio verso sistemi produttivi più sostenibili sia dal punto di vista ambientale sia sotto il profilo economico.
QUANTO SPETTA
L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto in conto impianti che può arrivare fino a 300.000 euro. Il contributo può coprire fino al 100% delle spese ritenute ammissibili, entro il limite massimo previsto dal bando.
Il contributo è concesso in regime de minimis, ed è l’aspetto che più spesso viene trascurato. Significa che i 300.000 euro non sono una soglia a sé stante, ma rientrano nel massimale complessivo degli aiuti de minimis che una stessa impresa può ricevere nell’arco di tre esercizi finanziari: chi ha già beneficiato di altre agevolazioni concesse con lo stesso regime deve verificare la capienza residua, perché il contributo viene ridotto o negato in caso di superamento del plafond.
Le spese devono essere sostenute nel periodo compreso tra l’8 maggio 2024 e il 31 dicembre 2028.
La finestra retroattiva è un vantaggio da non sottovalutare: gli investimenti già avviati o conclusi a partire dall’8 maggio 2024 possono rientrare nel progetto, purché documentati. Un’impresa che ha acquistato macchinari negli ultimi due anni può quindi presentare domanda anche per quelle spese.
QUALI SPESE SONO AMMESSE
Le imprese possono richiedere il contributo per numerose tipologie di investimento direttamente collegate alla realizzazione del progetto industriale.
Sono ammissibili, tra le altre, le spese per:
- macchinari nuovi di fabbrica, impianti, attrezzature e arredi, comprese le relative spese di installazione;
- beni materiali e immateriali, incluse le tecnologie innovative;
- opere murarie, impiantistiche e strumentali strettamente funzionali alla realizzazione dell’investimento.
Tutti gli interventi dovranno essere realizzati presso la sede dell’attività manifatturiera oggetto della domanda di agevolazione.
COME SONO RIPARTITE LE RISORSE
I 120 milioni di euro non costituiscono un plafond unico: sono suddivisi in sei ambiti territoriali, ciascuno con una dotazione di 20 milioni.
Cinque riguardano il Lazio e fanno capo agli ex consorzi oggi confluiti nel Consorzio industriale del Lazio:
- ex Consorzio per lo sviluppo industriale del Lazio Meridionale;
- ex Consorzio per lo sviluppo industriale del Sud Pontino;
- ex Consorzio per lo sviluppo industriale Roma-Latina;
- ex Consorzio per lo sviluppo industriale di Frosinone;
- ex Consorzio per lo sviluppo industriale della provincia di Rieti.
Il sesto ambito riguarda le Marche ed è il Consorzio per lo sviluppo industriale del Piceno – Piceno Consind.
La ripartizione ha una conseguenza pratica: la concorrenza si gioca all’interno del singolo ambito territoriale, non sull’intera dotazione. Un’impresa del Piceno non compete con quelle del Frusinate e viceversa.
COME PRESENTARE DOMANDA
La richiesta potrà essere trasmessa esclusivamente attraverso la piattaforma informatica dedicata gestita da Invitalia, accedendo a questa pagina con SPID, CIE o CNS.
L’apertura delle domande è prevista a partire dalle ore 12:00 del 28 settembre 2026 e fino alle ore 12:00 del 28 novembre 2026. Tuttavia, prima di procedere, le imprese devono completare la registrazione nell’area riservata della piattaforma Invitalia, accedendo a questa pagina con SPID, CIE o CNS e cliccando sulla sezione “Anagrafica e deleghe”.
La registrazione è disponibile dalle ore 12:00 del 31 luglio 2026 ma non attribuisce alcuna priorità nell’assegnazione del protocollo né alcun vantaggio ai fini della presentazione della domanda.
Oltre alle credenziali digitali servono altri due elementi, che è bene predisporre per tempo: la firma digitale del legale rappresentante dell’impresa, necessaria per sottoscrivere la domanda, e una casella PEC attiva e risultante dal Registro delle imprese, che deve restare operativa per tutta la durata del procedimento.
NON È UN CLICK DAY, MA L’ORDINE CONTA
Un aspetto che merita attenzione riguarda il funzionamento della procedura. Non si tratta di un click day: la domanda non va inviata allo scoccare delle 12:00 del 28 settembre, perché l’istruttoria non parte durante lo sportello.
L’Avviso stabilisce infatti che l’iter istruttorio viene avviato a partire dalla chiusura dello sportello, cioè dopo il 28 novembre, e che le domande vengono esaminate nel rispetto dell’ordine cronologico di presentazione. Non è quindi prevista una graduatoria per punteggio: a parità di requisiti conta il momento in cui la domanda è stata protocollata.
La conseguenza pratica è duplice. Da un lato non serve precipitarsi il primo giorno con un progetto incompleto, perché una domanda mal costruita resta tale anche se arriva per prima. Dall’altro, considerando che la dotazione di ciascun ambito territoriale è limitata a 20 milioni, non conviene nemmeno attendere le ultime settimane: la posizione in ordine cronologico può fare la differenza quando le risorse dell’ambito si esauriscono.
DOVE TROVARE IL BANDO E I DOCUMENTI UFFICIALI
Tutta la documentazione della misura è pubblicata sulla pagina dedicata al Fondo sul sito del Dipartimento per le politiche di coesione, dove si trovano l’Avviso pubblico della seconda edizione, il DPCM 19 maggio 2025, il decreto n. 262 del 18 giugno 2026, il decreto n. 382 del 24 luglio 2026 che ha differito le date e una scheda sintetica della misura.
Le informazioni operative su requisiti, spese ammissibili e modalità di invio sono invece sulla scheda dell’incentivo in questa pagina del sito di Invitalia, soggetto gestore che cura l’istruttoria delle domande, la concessione e l’erogazione dei contributi, il monitoraggio e la verifica della rendicontazione.
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