No al salario minimo: ecco le motivazioni e le alternative

Approvata alla Camera la mozione che dice addio al salario minimo e che impegna il Governo a intraprendere strategie alternative per la tutela dei lavoratori

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No al salario minino, è ufficiale. È stata approvata il 30 novembre 2022 la mozione che mette una pietra sopra alla possibilità di istituire una legge sul salario minimo legale nel corso di questa legislatura.

La Camera dei Deputati, con questa specifica mozione presentata dalla maggioranza, impegna il Governo a non introdurre il salario minimo. Il testo, però, impegna il Governo a tutelare i diritti dei lavoratori con misure alternative connesse alla contrattazione collettiva, alla riduzione del costo del lavoro, al taglio del cuneo fiscale, al potenziamento delle politiche attive e dell’alternanza scuola lavoro.

In questo articolo vi spieghiamo in modo chiaro e dettagliato le motivazioni del no al salario minimo e vi forniamo un quadro delle proposte del Parlamento per riformare il mondo del lavoro nei prossimi anni.

COSA PREVEDE LA MOZIONE SUL NO AL SALARIO MINIMO

Nella seduta del 30 novembre 2022 è stata approvata dalla Camera dei Deputati una mozione che dice no al salario minimo. Questo documento, è bene precisarlo, non è una legge ma un atto di indirizzo politico, con cui Camera e Senato esprimono al Governo un’indicazione circa le linee guida da seguire per iniziative legislative su specifici argomenti.

In questo caso, la mozione 1/00030 della Camera a prima firma della Deputata Rosaria Tassinari di Forza Italia, ha impegnato formalmente il Governo a riformare il mondo del lavoro e a tutelare i diritti dei lavoratori lasciando da parte l’introduzione del salario minimo, ma attraverso delle iniziative alternative. L’ok alla mozione interrompe, infatti, qualsiasi iniziativa legislativa proposta negli ultimi 5 anni sul tema che andavano nella direzione del salario minimo, come vi abbiamo illustrato in questo focus. Ma andiamo a vedere, più da vicino, cosa implica questa battuta d’arresto rispetto ai precedenti orientamenti, quali sono le ragioni alla base e tutti i dettagli che riguardano questa mozione.

I MOTIVI DEL “NO AL SALARIO MINIMO”

Nella mozione 1/00030 della Camera che affossa il salario minimo legale in Italia sono esplicitate anche le ragioni della scelta. Sebbene in Italia la discussione sul salario minimo sia sul tavolo del potere legislativo da tempo, le forze politiche del nuovo Governo ritengono che non sia lo strumento migliore per garantire condizioni dignitose di lavoro e retribuzione per i seguenti motivi:

  • il salario minimo non va ad incidere solo sul livello di retribuzione, ma a garantirlo si potrebbe rischiare di aumentare il costo del lavoro e i costi stessi degli appalti pubblici. Ciò metterebbe in difficoltà gli imprenditori e i datori di lavoro e aggraverebbe anche i conti dello Stato;

  • l’Italia gode di una contrattazione collettiva che copre l’85% dei lavoratori. Secondo le nuove forze di Governo, questo sistema garantisce una serie di misure che negli anni sono state introdotte a tutela dei lavoratori. Parliamo ad esempio, di TFR, malattia, ferie, permessi, tredicesima, quattordicesima, previdenza complementare, sanità integrativa. Questo sistema “collaudato” in Italia, dunque, implica già in molti casi che i salari siano più alti di un’ipotetica soglia di minimo. Inoltre le paghe sono comunque comprensive degli istituti accessori di welfare e tutele citati;

  • con la definizione per legge di un salario minimo si metterebbe a rischio il sistema della contrattazione collettiva, con il serio pericolo di favorire la tendenza alla diminuzione delle ore lavorate, l’aumento del lavoro nero, l’incremento della disoccupazione e l’aumento dei contratti di lavoro irregolare e dei contratti “pirata”. Con questa dicitura si definiscono quei contratti sottoscritti da sindacati minoritari e associazioni imprenditoriali, poco rappresentativi delle parti sociali, con l’obiettivo di costituire un’alternativa ai contratti collettivi nazionali cosiddetti “tradizionali”;


  • l’introduzione di una retribuzione minima potrebbe avere un effetto inflazionistico sul mercato dal momento che le imprese potrebbero riversare i maggiori costi del lavoro sui consumatori finali. La conseguenza sarebbe un ulteriore aumento dei prezzi dei prodotti commercializzati.

A queste motivazioni, si aggiunge anche il fatto che l’Europa, come vi spieghiamo in questa guida, di fatto autorizza i Paesi a prevedere strategie alternative per garantire un salario adeguato ai lavoratori, senza l’obbligo di legiferare su una soglia minima. Opzione che il nuovo Governo porterà avanti entro i prossimi due anni, seguendo la timeline dettata da Bruxelles. Ma quali sono le alternative con cui la Camera ha impegnato il Governo a tutelare i lavoratori? Scopriamolo insieme.

LE STRATEGIE ALTERNATIVE IN TUTELA DEI LAVORATORI

Il testo della mozione 1/00030 della Camera costituisce un esplicito impegno per il Governo a raggiungere l’obiettivo della tutela dei diritti dei lavoratori “non con l’introduzione del salario minimo”, ma attraverso i seguenti interventi:

  • attivare percorsi interlocutori tra le parti non coinvolte nella contrattazione collettiva. L’obiettivo è di monitorare e comprendere, attraverso l’analisi puntuale dei dati, motivi e cause della non applicazione. Piuttosto che intervenire sui salari, quindi, la maggioranza ritiene che la contrattazione collettiva andrebbe implementata puntando a quella di prossimità, più flessibile. La contrattazione di prossimità (e anche quella di secondo livello) offrirebbe alle imprese la possibilità di adeguare alcuni istituti normativi e contrattuali. Sarebbero adeguati entro limiti prestabiliti, alle condizioni e alle specifiche esigenze delle diverse realtà aziendali. Inoltre, un ampliamento della contrattazione collettiva contribuirebbe ad arginare il fenomeno dei contratti “pirata”;

  • estendere l’efficacia dei contratti collettivi nazionali comparativamente più rappresentativi. Il Governo potrà usare i dati emersi attraverso le indagini conoscitive preventivamente svolte a livello nazionale, sulle categorie di lavoratori non comprese nella contrattazione nazionale;

  • avviare un percorso di analisi rispetto alla contrattazione collettiva nazionale. In certi ambiti, coinvolge un gran numero di lavoratori. Verificare anche la frequente aggiudicazione di gare che recano in loro seno il concetto della “migliore offerta economica”;

  • taglio del cuneo fiscale e riduzione del costo del lavoro. In sostanza, si propone di favorire l’apertura di un tavolo di confronto per la riduzione del costo del lavoro e all’abbattimento del cuneo fiscale. Come vi abbiamo spiegato in questa guida, il taglio del cuneo fiscale è un’iniziativa che il Governo ha già inserito in Legge di Bilancio 2023. L’obiettivo di questa misura, insieme all’ambizione di ridurre il costo del lavoro, è rilanciare lo sviluppo economico delle imprese. Si mira a incrementare l’occupazione e la capacità di acquisto dei lavoratori;

  • destinare più risorse al mercato del lavoro, togliendole da altre voci della spesa pubblica. La maggioranza indica al Governo, cioè, di favorire l’occupazione come volano di crescita del Paese. Inoltre, impone di implementare una serie di politiche attive volte a garantire una più veloce collocazione dei giovani nel mondo del lavoro. Tra le misure citate, vi è alternanza scuola lavoro. Non è escluso anche il potenziamento del Programma GOL e del Fondo Nuove Competenze, in linea con i dettami europei.

Partendo da queste indicazioni, toccherà al Governo legiferare su tali temi mettendo in campo fattivamente norme che possano mirare a tali obiettivi. Vi aggiorneremo passo dopo passo sulle novità.

LA POSIZIONE RISPETTO ALLA DIRETTIVA EUROPEA

Infine è dato precisare che la mozione “no al salario minimo” si muove su una linea legislativa sottile sfruttando le ambiguità della direttiva Europea sul tema. Infatti, come vi abbiamo spiegato in questo articolo, il 14 settembre 2022 l’Europarlamento ha approvato in via definitiva la nuova direttiva sui salari minimi adeguati, dando agli Stati membri 2 anni per attuarla. La norma però lascia carta bianca sulle strategie che i Paesi possono attuare per adeguare il salario minimo alla crescente inflazione e al costo della vita. Perciò, la maggioranza ha scelto di bandire l’ipotesi di istituire la soglia di salario minimo e indirizzare il Governo verso le altre opzioni previste dalla Direttiva UE.

TESTO PDF DELLA MOZIONE SUL NO AL SALARIO MINIMO

Mettiamo a vostra disposizione il testo integrale (Pdf della mozione 1/00030 della Camera dei Deputati approvata il 30 novembre 2022 in Aula.

ALTRI APPROFONDIMENTI E AGGIORNAMENTI

Vi invitiamo a leggere il nostro approfondimento dedicato al salario minimo in Italia con la storia normativa della misura. Vi consigliamo anche l’articolo relativo alla normativa sulla parità salariale tra uomo e donna. Se interessati, vi consigliamo di leggere anche la nostra guida sui salari minimi in Svizzera e il focus sui salari minimi in Germania.

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